Formazione

Facciamo formazione per enti pubblici, aziende e professionisti in vari ambiti. A volte le formazioni sono connesse a interventi organizzativi e consulenze: sono momenti di supporto alle azioni di cambiamento, che aiutano a superare barriere e ad adattarsi. Al tempo stesso sono momenti di analisi, grazie ai quali inquadrare meglio realtà e problemi. Altre volte mirano a determinati obiettivi, come sviluppare certi skills o sensibilizzare  a certi problemi. 

Sviluppare skills

Teniamo abitualmente corsi per sviluppare molteplici abilità oggi utili nell'esperienza lavorativa oltre che a volte nella vita. Andiamo dalla tecnica delle tre A per gestire i conflitti, alla conduzione di gruppi e di riunioni, all'essere in grado di adattare lo stile di leadership al contesto, al saper rilasciare interviste, essere pronti a superare gli ostacoli,  attingere rapidamente ed efficacemente alle conoscenze disponibili fuori di noi, agli skills di saggezza utili per migliorare il cima organizzativo e la qualità, alla capacità di complessità attribuzionale, essenziale per gestire, e ad altri skills.

Sviluppare skills oggi è importante, dato che siamo alle prese col paradosso dei life skills. I cambiamenti in atto richiedono che le persone abbiano certe abilità, ma quegli stessi cambiamenti tendono a ostacolare lo sviluppo delle abilità che richiedono.

I nostri sono training su misura, costruiti ogni volta  a seconda delle esigenze. Ad esempio, apprendere la tecnica delle tre A può risultare molto utile per il personale di un front desk alle prese con una utenza che a volte protesta o pretende prestazioni non erogabili. Questa tecnica comunicativa, che il nostro direttore scientifico ha contribuito a scoprire e mettere a punto, consente di salvaguardare il buon rapporto con l'utenza e al tempo stesso limitarsi a fare quel che si può e si deve fare, senza adottare un comportamento conflittuale di trincea e senza schierarsi con l'utenza squalificando il servizio in cui si opera.

Per fare un altro esempio, oggi ci sono professionisti che hanno bisogno di apprendere a documentarsi rapidamente e bene sul web. In enti pubblici e aziende capita che si commettano errori o si resti bloccati in certe pratiche perché l'addetto non ha chiare certe cose, magari di natura giuridica o informatica o tecnico-scientifica, e non riesce a reperire le informazioni che gli servono, nonostante siano facilmente accessibili.

Il problema è particolarmente serio in sanità. Oggi i clinici, se sanno documentarsi velocemente e bene su linee guida e letteratura scientifica, possono migliorare di molto le loro prestazioni. Possono fare scelte aggiornate e in linea con lo stato dell'arte della scienza in quel momento, anziché basarsi solo su ciò che ricordano dai loro studi pregressi o da convegni e formazioni. Così il livello delle prestazioni sale, migliora l'appropriatezza degli esami e delle cure e si riducono i rischi.

Se da un lato le nuove tecnologie della comunicazione offrono straordinarie opportunità di aggiornamento. dall'altro i professionisti della sanità stentano a usufruirne. Una ragione è che spesso non sono attrezzati per accedere correttamente alle informazioni disponibili. A volte le barriere sono semplici, come quelle linguistiche (le pubblicazioni scientifiche sono in inglese) o informatiche. Altre volte sono più complesse, legate a difetti di approccio scientifico o di abilità di documentazione e ricerca, che rallentano la consultazione della letteratura scientifica o impediscono di ricavarne sintesi adeguate e corrette.

Non c'è da meravigliarsi, dato che i medici, anche quelli di nuova generazione, sono stati formati in modo tradizionale e spesso difettano di competenze metodologiche e di skills tipiche del ricercatore. Oggi però è come se ogni medico fosse chiamato a essere perennemente un quasi-ricercatore, pronto ad attivarsi all'occorrenza. E' perché siamo nell'era della cognizione distribuita: oggi più che in passato ciò che riusciamo a fare non dipende semplicemente da noi, ma dall'interazione tra la nostra mente e l'ambiente, da come ci rapportiamo a cose, strumenti, conoscenze, persone intorno a noi.

Sensibilizzare

Possiamo affiancarvi

Partiamo dalla ricerca per arrivare all'azione

C'è differenza tra una formazione corrente ed una mirata fatta da chi fa ricerca sui problemi da risolvere e su come fare formazione al meglio
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il procedimento ideale per lo sviluppo di skills

Le ricerche internazionali degli ultimi decenni sui metodi per sviluppare skills indicano che la sequenza che dà i migliori risultati è grosso modo questa: 1) afferrare senso e valore dell'abilità da sviluppare, 2) imparare in teoria come si fa, 3) osservare esperti all'opera, 4) esercitarsi, 5) aggiustare il tiro confrontandosi con gli esperti, 6) tornare alla teoria per riflettere sul proprio operato.

Le tre A

  • Attend - Ascoltare, accogliere

  • Assess - Valutare, ragionare assieme

  • Address - Orientare nel mondo

- Troppi moduli da riempire. Vera follia!

- In effetti sono tanti.

- Cinque.

- Le stesse informazioni sono ripetute in più posti.

- Ci vuole tempo

- Però se non li compiliamo adesso non riusciamo a mandare        avanti la pratica.

Può sembrare banale, ma i risultati sono sorprendenti e fare bene le tre A è difficile.

La formazione adotta il procedimento che le ricerche internazionali suggeriscono di seguire per lo sviluppo di skills, fatto schematicamente di quattro tappe in sequenza: 1) sensibilizzazione, 2) apprendimento teorico, 3) training in cui ci si documenta a partire dalla letteratura sotto la guida di esperti, 4) riflessione sul proprio operato e ripresa teorica.

La crescita esponenziale del sapere specialistico e lo sviluppo delle comunicazioni trascinano con sé un cambio di paradigma nel modo d’intendere le competenze professionali. Il clinico sempre meno può basarsi soltanto su quanto appreso nel curriculum formativo universitario e nella successiva attività di studio e aggiornamento, come tradizionalmente impostata. Gli è richiesto di accedere continuamente alla letteratura scientifica e di approvvigionarsi di conoscenze ogni volta che servono e in ragione delle esigenze del momento.

Il corso mira a: 1) sensibilizzare al problema attuale dell’aggiornamento scientifico e all’opportunità di sviluppare specifiche abilità; 2) favorire con appositi training lo sviluppo dell’approccio scientifico e delle abilità di consultazione della letteratura scientifica e di trasferimento alla pratica delle conoscenze acquisite; 3) sviluppare abilità utili per facilitare, organizzare e implementare attività di knowledge transfer.

In un mondo che cambia, molto e rapidamente, spesso barriere culturali rendono difficile innovare e adeguare i comportamenti alle nuove esigenze.

Ad esempio, il personale di un front desk può far fatica ad accettare l'idea che conviene ricorrere alle tre A, anche quando dall'altra parte c'è dichiarata conflittualità e persino quando  le richieste sono assurde. Una ragione piuttosto frequente è che tradizionalmente si è abituati a utenti passivi e accomodanti, mentre oggi, per effetto di una serie di fattori, chi fruisce di un servizio tende a essere attivo, esigente e pronto a giudicare. Proprio perché quel personale è sotto pressione, facilmente si innescano dinamiche individuali, di gruppo e organizzative che accentuano la chiusura nei confronti del pubblico e portano a preferire strategie difensive. Queste sono controproducenti, per cui si cade in una spirale, che autoamplifica il problema.

In un caso come questo prima di avviare un training sulle tre A, conviene sensibilizzare i partecipanti. Occorre  portarli a comprendere il problema, a decifrare la situazione in cui sono afferrandone la complessità e a convincersi che la via d'uscita è apprendere una tecnica comunicativa, arrivando anche a provare il gusto di sperimentare e crescere nella gestione delle proprie faccende. Di solito non è un lavoro banale, perché vanno superate resistenze, legate in particolare a strategie consolidate di autogiustificazione, come attribuire il problema a errori di chi gestisce o ad altre cause esterne non controllabili.

A tenere corsi di sensibilizzazione è bene che siano formatori esperti, non solo del problema, ma anche degli aspetti psicologici e comunicativo-relazionali che entrano in gioco.

Formazioni di sensibilizzazione sono necessarie anche prima di trainig tesi a sviluppare in professionisti la capacità di documentarsi rapidamente ed efficacemente. Qui le resistenze sono legate soprattutto alla cultura tradizionale delle professioni, che porta a intendere la competenza professionale come un possesso, un patrimonio che un professionista ha e che lo qualifica e ne definisce l'identità. Per impegnarsi ad apprendere abilità utili a documentarsi sfruttando i mezzi di oggi occorre invece accettare l'idea che la competenza, anche quella del migliore dei professionisti, è dinamica e si costruisce momento per momento in base alle conoscenze e alle disponibilità che l'ambiente offre.

Le resistenze si fanno sentire maggiormente nelle professioni forti, come quella medica. I medici fanno fatica a mettere da parte l'idea che le competenze siano un possesso personale, non solo perché ancorati alla cultura tradizionale della loro professione, ma anche per gestire la faccia di fronte a colleghi e pazienti, che spesso rafforzano nella visione tradizionale. Al fenomeno concorre l'approccio alle professioni sanitarie del diritto, che tende a centrare le responsabilità sull'individuo isolato.

Corsi di sensibilizzazione alla cognizione distribuito possono aiutare professionisti a fare una sorta di rivoluzione copernicana, che può sbloccarli e portarli a sfruttare le enormi potenzialità che oggi le tecnologie offrono. Le ricadute sono significative. Oltre al fatto che si comincia a superare ostacoli e tenersi aggiornati, c'è il fatto che ci si decide a usare strumenti oggi disponibili e in grado di fornire un supporto a volte decisivo.

Ad esempio, i medici tendono a non fare uso di software e database, in grado di fornire immediatamente risposte accurate a quesiti, come quelli sulle interazioni tra farmaci, a volte fondamentali per la cura e ai quali diversamente non saprebbero rispondere, per lo meno non sul momento. Si dimostra facilmente che i medici messi di fronte a un software che fornisce risposte sulle interazioni, in oltre il 90% dei casi non sa dare in anticipo la risposta esatta, che poi scopre quando il software la dà. L'ostacolo è culturale, dato che gli strumenti sono facilmente accessibili e, anche quando li conosce, il clinico continua a non usarli.

In medicina per ragioni etiche, economiche, sanitarie e per una serie di altri fattori legati ai cambiamenti del mondo di oggi appare sempre più evidente a livello internazionale che occorre fare empowerment dei pazienti. Vuol dire renderli più capaci di padroneggiare i propri problemi di salute, alfabetizzati in materia sanitaria, abili e in grado di informarsi correttamente e decidere autonomamente. L'empowerment sfocia naturalmente nella decisione condivisa, l'SDM (Shared Decision Making), da anni obbligo di legge negli Stati Uniti, e cambia il rapporto medico-paziente. Viene meno il paternalismo tradizionale e si va verso un maggiore dialogo.

All'empowerment e all'SDM si oppongono varie barriere. Alcune sono di sistema, legate all'enfasi sulle malattie acute, all'impostazione che istituzioni sanitarie e governi danno all'assistenza e ai servizi. Altre vanno cercate nella cultura professionale tradizionale degli operatori sanitari, che per entrare nella logica dell'empowerment devono ripensare il loro lavoro, il loro ruolo e se stessi. Ecco un altro ambito dove occorrono azioni formative di sensibilizzazione.

disponibile in ebook
e cartaceo

Quando partecipano a certi corsi di sensibilizzazione le persone si trovano a fare rivoluzioni copernicane, a ripensare radicalmente tante cose, a guardare alla realtà che li circonda e a sé con altri occhi.

Il passaggio può essere delicato, perchè entrano in crisi ragionamenti con cui si autogiustificano e convinzioni su cui basano la costruzione del proprio sé e l'immagine di sè come professionisti o lavoratori.

Per questo di solito accanto al lavoro di sensibilizzazione occorre farne uno di empowerment, di rafforzamento. Accade abitualmente quando si sensibilizzano operatori e professionisti a cose come l'opportunità di ricorre alle tre A per gestire i contrasti con gli utenti o la cognizione distribuita con quel che comporta. Un ambito in cui la sensibilizzazione demolisce false certezze e può mettere in crisi è la gestione del rischio.

Le ricerche degli ultimi decenni hanno cambiato radicalmente le nostre idee sulle dinamiche degli incidenti e sulla gestione del rischio. Per operatori e professionisti entrare davvero nella nuova visione può essere motivo di crisi e richiedere un lavoro di empowerment a sostegno.

Dal libro

Empowerment-Che cosa vuol dire?

leggi il capitolo

Lo spazio dell'empowerment nella gestione del rischio.

Il corso mira a sensibilizzare gli operatori al problema attuale dell’empowerment e a fornire abilità per realizzare e usare strumenti di empowerment, specie strumenti in linea con le opportunità offerte dai mezzi di cui oggi disponiamo.

Si articola in

  1. Lezioni frontali.

  2. Focus Group.

  3. Laboratori.

  4. Discussione sui report delle attività di laboratorio.

  5. Forum online.

  6. Consulenza sul campo, per supportare le sperimentazioni.

Un corso di sensibilizzazione all'empowerment
per operatori dei servizi territoriali
Empowerment-Verso una sanità migliore
è il convegno organizzato da Really New Minds assieme alla AUSL di Teramo in cui si sono confrontate diverse realtà italiane.
Nel sito del convegno il problema dell'empowerment in sanità è trattato diffusamente e sistematicamente, con riferimenti alla letteratura in merito.
vai al sito del convegno
se vuoi documentarti sull'empowerment in sanità 
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Convegno a Teramo il 21 settembre 2018

vai al sito delconvegno

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